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E' un mondo difficile ( capitolo 95 )


di chiara94
21.08.2026    |    865    |    256 6.5
"La mia compagna di università piega una gamba al indietro, per sfilarsi una una scarpa..."
Rimango in silenzio. Questa volta, non riesco davvero a comprendere, quale sia la colpa, che Gaia mi attribuisce.
Dal mio punto di vista, ho semplicemente cercato di aiutare una persona, che era caduta. Senza dimenticare, che me l’ha chiesto lei.
La mia compagna di università ha interpretato quel gesto, con un significato completamente diverso.
Il problema, ancora una volta, è che io e Gaia interpretiamo la stessa situazione, attraverso due prospettive incompatibili.
Il mio silenzio, però, sembra irritarla ancora di più. Gaia torna a gesticolare e ad alzare la voce.
" Francesco; parla. Non stare zitto; parla."
Io non ho una risposta pronta e ammetto:" Gaia; non so cosa dire."
La conseguenza è, che la sua voce si alza, ancora di più.
" Francesco; ti ho già detto, non davanti a tutti. Andiamo a parlare in privato."
La contraddizione mi colpisce immediatamente. Poco prima, mi ha ordinato di andare a casa; adesso vuole, che vada con lei, a parlare in privato.
Le faccio quindi notare:" Ma hai detto; che devo andare a casa."

Gaia si gira verso Bartolomeo, evidentemente esasperata.
" Papà; ma vuoi dirgli qualcosa? Mi sta sputtanando, davanti a tutti, e tu non stai dicendo una parola."
Bartolomeo, però, non sembra intenzionato, a schierarsi dalla parte di Gaia.
" Gaia; se gli chiedi scusa, e se lo tratti in un altro modo," e poi si interrompe, guardandomi. Quella pausa crea una tensione improvvisa.
Gaia si gira verso di me, poi torna a guardare il poliziotto.
La sua impazienza esplode nuovamente.
" Cosa? Chiedergli scusa?Da questo momento, gli faccio la guerra."
Il poliziotto non sembra del suo stesso parere.
” Gli chiederai scusa, perché sai, perfettamente, che stai sbagliando.”
La mia compagna di università non vuole saperne. Lei rimane convinta di essere dalla parte della ragione.Si è costruita un'interpretazione della serata, che tutti dobbiamo accettare.
“E’ lui, che mi deve chiedere scusa, davanti a tutti.”

A questo punto, cerco un modo, per uscire da un labirinto, dove non sembra esserci via d'uscita. Le posizioni sono troppo distanti.
“ Scusami; Gaia. Ho sbagliato. La colpa è solamente mia.Quando mi hai detto di andare a casa, la prima volta; avrei dovuto ascoltarti.Purtroppo non ho riflettuto, abbastanza, sugli svantaggi nel rimanere,e ho rovinato la tua serata. Non era mia intenzione. E' andata così.Capisco perfettamente, perché hai deciso di chiudere con me. Non mi sono fidato di te,non ti ho lasciata respirare e, ovviamente, sei stata costretta a prendere questa drastica decisione.”
La mia compagna di università mi guarda, silenziosa.Non ribatte impulsivamente.

Intanto Bartolomeo si avvicina a lei e le dice qualcosa, nell'orecchio.
Non riesco a sentire le parole, ma l'espressione di Gaia muta immediatamente.
Appare sorpresa, quasi stupita.
" Cosa?Non è assolutamente vero."
Il poliziotto la guarda seriamente negli occhi, volendola mettere di fronte, alla proprie responsabilità.
"Invece si, e lo sappiamo entrambi. Anche se, per il tuo stupido ego da ragazzina montata, non lo ammetterai mai."
Quella frase sembra colpirla molto più, delle provocazioni precedenti.
Gaia lo guarda malissimo, senza trovare immediatamente una risposta.Poi torna a guardare me. Ormai è un continuo ping pong di sguardi.
“ Francesco; da questo momento, è guerra aperta, tra noi due.”
Nuovamente il pubblico mormora. Dopo le mie scuse, probabilmente non si aspettava una presa di posizione così forte, da parte di Gaia.

La ragazza, dai lunghi capelli neri, decide di intervenire nuovamente. La sua voce rompe ancora una volta, la tensione.
" Gli fai la guerra per cosa? Perché non ti ha baciata?"
Gli occhi inferociti della mia compagna di università si spostano, immediatamente, su di lei. Riesco a percepire la rabbia, nel suo sguardo, ma Gaia non fa nemmeno in tempo a rispondere, perché Massimo interviene, al suo posto.
" Guardate, che vi sbatto fuori."
La ragazza, dai lunghi capelli neri, si alza. Non appare intimorita dalla minaccia, e gli risponde a tono.
" Provaci; e noi chiamiamo la polizia. Poi vediamo, cosa succede."
Anche Serena si avvicina, prendendo posizione, accanto a Massimo.
" I poliziotti sono tutti nostri amici.E, se sono nostri amici, sono anche amici di Massimo. Vi sbatteranno fuori, senza problemi."
La ragazza, dai lunghi capelli neri, non arretra di un centimetro. Anzi, sembra quasi che la minaccia, la provochi ulteriormente.
" Chiamateli; forza.Non vedo l’ora,che arrivino."
In pochi secondi, la discussione cambia completamente natura. Non si parla più soltanto di me, di Gaia o di quello che è successo, durante la serata: ora si sta creando uno scontro diretto, tra due gruppi.
Bartolomeo si intromette, cercando di riportare la situazione, sul piano della legalità.
" La polizia non interverrà.Serena;smettila di fare la cretina.Quelle ragazze hanno tutto il diritto di stare qui, e il barista non può mandarle via."
Massimo lo guarda male. Il suo atteggiamento non lascia trasparire alcuna intenzione, di fare un passo indietro.
" Qui comando io."
Il poliziotto gli risponde immediatamente.
" Tu provaci; poi vediamo.Spero proprio, che lo farai; così mi darai una scusa, per fartela pagare."
La tensione, tra i due, diventa evidente. Non è più una semplice discussione: entrambi sembrano voler dimostrare, di non essere disposti, a farsi intimidire dall'altro.
Il barista sogghigna.
" E’ arrabbiato, perché sua figlia," ma non riesce a terminare la frase.
Bartolomeo cade nella provocazione. Lo vedo irrigidirsi e cercare di avvicinarsi, come se volesse trasformare lo scontro verbale, in qualcosa di fisico.
Prima che possa accadere, però, la mia compagna di università interviene.
" Papà; ma non puoi sempre minacciare i ragazzi, che frequento.Ieri sera hai minacciato Francesco, stasera Massimo."
Il poliziotto prova a replicare.
" Ti ricordi, perché sono intervenuto,ieri sera? La colpa è mia," ma, anche lui, non riesce a terminare la frase.
Gaia gli parla sopra, quasi volesse impedire, a tutti i costi, che il discorso torni su quella serata.
" Basta, non parliamo più di ieri sera. Ormai è successo."
Bartolomeo torna a guardarmi. Quel semplice movimento degli occhi è sufficiente, per far reagire, nuovamente, Gaia.
" Smettila papà; non guardare Francesco."
La risposta del poliziotto è secca.
" E tu cresci; Gaia."
Per un istante, tra i due, sembra esserci qualcosa di più profondo, della semplice discussione. Bartolomeo cerca di riportarla alla realtà, mentre Gaia reagisce come se qualsiasi osservazione, nei suoi confronti, fosse un attacco.

Gaia decide, quindi, di tornare al centro del locale. Riprende a sbracciare e ad alzare la voce, trasformando nuovamente la propria frustrazione, in un discorso, rivolto a tutti.
" Vedete, cosa succede, a non baciare un ragazzo? Tutto questo casino. Mi sono rifiutata di baciare Francesco, davanti a voi e, per questo motivo,vengo insultata.Voi maschi non sapete accettare un no.Prima sono stata male, e Massimo mi ha aiutata, in modo professionale.Francesco sembrava un morto di figa, quando mi ha aiutata. Ecco la differenza: da una parte professionalità,sicurezza, carattere; dal altra insicurezza,perversione,stupidità. Bisogna proprio essere dei perversi, a volerci provare, dopo che sono caduta,e mi sono fatta male. Tra l’altro, sono caduta, per colpa di Francesco. E non sento solidarietà, da nessuno di voi, tranne che da Serena e Massimo. Nemmeno mio padre è solidale con me. Vi dovreste vergognare."
La reazione del locale è immediata, ma non è quella che, probabilmente, Gaia si aspetta. Tutte le persone si guardano tra loro, sconcertate. Dire, che hanno espressioni perplesse, è quasi riduttivo.
Io stesso rimango fermo, cercando di comprendere, come si sia arrivati, nuovamente, a questo punto.
Gaia sembra convinta di dover difendere la propria posizione, davanti a tutti. Più parla, più la situazione appare confusa. Il suo bisogno di giustificarsi sembra essere diventato incontrollabile.

Improvvisamente Serena corre al centro del locale, e abbraccia l'amica. Anche Massimo arriva immediatamente, e le cinge, entrambe, con le braccia, quasi volesse creare una barriera, intorno a loro.
" State tranquille, ragazze; ci sono io.Andiamo.Tanto sapete, quanto valiamo, noi tre.."
Quel gesto rende ancora più evidente, quanto siano ormai compatti.
Gaia e Serena sembrano cercare sicurezza l'una nell'altra e in Massimo, mentre il resto del locale osserva la scena, senza sapere come intervenire.
La ragazza dai lunghi capelli neri, però, non riesce a stare zitta. Non sembra disposta ad accettare, che Gaia possa presentarsi, come la vittima assoluta della situazione.
" Riguardo alle tue due nuove amiche, non lo so. Di una cosa, sono certa, però. In questo locale, nessuna ti ha mai considerato.Stai sul culo a tutte, nessuna ti sopporta,nessuna c’è mai stata con te. Adesso te ne sei fatta una, e ti credi il più figo del universo? C’è qualcuno che, stasera, ha beccato molto più di te, qui dentro. Non oso immaginare, fuori."
Poi si gira verso di me. Non ho bisogno di ulteriori spiegazioni, per capire a chi si riferisce. Per quanto il suo attacco sia rivolto a Massimo, quella frase finisce, inevitabilmente, per coinvolgere anche me.
In qualche modo, la ragazza sta cercando di ricordare a tutti, che il valore di una persona non può essere stabilito, soltanto da quello che è successo, tra Gaia e il barista.
Massimo non ha neppure bisogno di rispondere. Serena interviene al suo posto, facendo le linguacce e sbeffeggiando la ragazza, con alcuni versi e gesti delle mani.
Il suo comportamento rende evidente, che il gruppo non ha intenzione di lasciare Massimo, da solo.
Gaia, invece, decide di difenderlo, in maniera diversa.
Non imita Serena e non ricorre alle provocazioni: mantiene un atteggiamento serio e composto, quasi volesse assumere il controllo della discussione.
Poi guarda la ragazza, dai lunghi capelli neri.
" Chiedi a Francesco; se la pensa, come te."
La frase mi mette, immediatamente, al centro dello scontro.
Ancora una volta, tutti gli sguardi si spostano verso di me.
Capisco che Gaia mi sta chiedendo di prendere posizione e che, qualsiasi risposta darò; potrà avere conseguenze.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, si gira a guardarmi. Scelgo il silenzio.
Dentro di me, però, sento di dover riconoscere, che Gaia ha colpito nel segno, ancora una volta.
C’è una distinzione che, nel corso della serata, ho continuato a perdere di vista: non conta, semplicemente, a quante ragazze posso piacere, ma a quali ragazze piaccio. E se, tra quelle ragazze, non c’è Gaia; allora tutto il resto rischia di diventare secondario, ai miei occhi.
È proprio questa, la mia debolezza. Qualunque persona possa cercare di difendermi davanti a lei, Gaia potrebbe trasformare quella stessa difesa, in un'arma contro di me.
Poi Gaia torna a guardarmi e mi dice:" Ciao,Francesco", mentre gesticola in modo canzonatorio, e ride.
Massimo e Serena la imitano, immediatamente.
La loro risata comune mi fa capire, che stanno cercando di chiudere la serata, lasciandomi nuovamente nella posizione del perdente.
Non posso permettere, che finisca così. Non dopo tutto quello che ho detto, e fatto.
Così ribatto:" Gaia; non la penso sicuramente, come lei. Però è vero che, agli occhi della gente, non appaio come uno sfigato. Appaio, come il secondo. Che poi, che differenza c’è, tra il secondo e l’ultimo? Nessuna. Solamente il primo si prende tutta la posta.L’ hai detto anche tu che, a me, hai dato un due di picche, in modo soft."
La mia compagna di università fa qualche passo, verso di me.
Il suo atteggiamento cambia immediatamente, e la sua risposta è molto più netta.
" Questo prima; Francesco. Adesso è un no, definitivo."
Quelle parole mi colpiscono, perché trasformano in qualcosa di esplicito, ciò che fino a questo momento; avevo continuato a lasciare, in una zona di incertezza.
Non provo nemmeno a contestarla. Decido invece di chiudere il discorso, con ironia.
" Almeno, in simpatia, lo batto."
Cerco di alleggerire la situazione, quasi per impedire, che l'ennesima ammissione di inferiorità diventi, nuovamente, un momento di umiliazione.
Serena scoppia a ridere.
" E, con la simpatia, cosa ci fai? Massimo non starà simpatico, però," e si mette nuovamente a ridere.
Il barista aggiunge:" Un pompino è un’altra cosa", sogghignando.
Quella parola cambia, immediatamente, l'espressione di Gaia.
Mi guarda imbarazzata e diventa rossa, in viso.
Io colgo quella reazione ma, questa volta, decido di non inseguirla. Non voglio più scavare nel passato, alla ricerca di elementi, che possano farmi stare peggio.
Mi limito a commentare:" Il passato non si può cancellare. Devo guardare avanti."
Gaia mi sorride.
"Proprio così;Francesco."
Per un attimo, quelle poche parole mi danno una sensazione, stranamente pacifica. Non significano, necessariamente, ciò che vorrei, ma almeno interrompono la continua guerra psicologica, che ha caratterizzato la serata.

A questo punto, sento di voler cambiare completamente atmosfera.
Mi rivolgo alla mia platea:" Devo guardare avanti. Lasciamoci, dopo questa serata, senza alcuna tristezza o sguardo abbattuto. Balliamo un ultima canzone, tutti assieme?"
Non faccio nemmeno in tempo a terminare la frase, che tutto il locale risponde in coro.
" Sì."
Il suono della risposta mi sorprende, per la sua immediatezza. Dopo tutte le discussioni, gli insulti, le provocazioni e le tensioni, quelle persone sembrano voler accettare la mia proposta, come una sorta di conclusione collettiva della serata.
Sorrido e aggiungo:" Venite al centro del locale; questa volta sarà un ballo ancora più coinvolgente."
La ragazza, dai lunghi capelli neri, e le sue amiche mi raggiungono, immediatamente. Poco dopo, arrivano Valentina e Bartolomeo; seguiti da tutte le altre persone, presenti nel locale. In pochi istanti, il centro della pista torna a riempirsi.
Mi accorgo, però, che mancano le solite tre persone. Gaia, Serena e Massimo restano, inizialmente, in disparte.
Poi Gaia decide di avvicinarsi al centro della pista, mantenendosi comunque a qualche metro, da me. Serena e Massimo la seguono.
Prendo nuovamente il telecomando, e comincio a cercare la canzone. Per qualche secondo, mi concentro soltanto sulla musica, cercando di allontanare dalla mente, tutto ciò che è appena successo.
Gaia non mi permette di chiudere così facilmente:" Francesco; ma hai capito, cosa ti ho detto, prima?"
La domanda è precisa. Non vuole che ci siano equivoci.
Io la guardo e rispondo:" Certo, che sono fuori dai giochi."
Ancora una volta, il locale esplode. Un boato attraversa la sala, e tutti tornano a gridare il mio nome. La scena mi lascia quasi incredulo.
Gaia respira a fatica, e cerca evidentemente di trattenersi, mentre io mi trovo, nuovamente, al centro dell'attenzione.
È un momento paradossale: lei ha appena ribadito, che sono fuori dalla gara; eppure il pubblico sembra reagire, come se avessi appena ottenuto una vittoria.
Non voglio però trasformare anche questo momento, in un'altra sfida.
Ho già passato troppo tempo, a cercare di capire, chi abbia vinto e chi abbia perso.
Do semplicemente il via, alla canzone.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, si mette accanto a me; mentre tutti gli altri si dispongono, dietro di noi.
La musica comincia a riempire il locale, e provo a smettere, di pensare a Gaia, a Massimo e alla gara.
Voglio soltanto ballare. Voglio vivere questo ultimo momento, senza chiedermi continuamente, cosa significhi ogni sguardo, ogni gesto o ogni parola.
Dopo una serata, in cui ho cercato in tutti i modi, di controllare il mio destino; forse l'unica cosa, che posso davvero controllare, è il modo, in cui scelgo di andarmene da questo locale.

Inizio a muovermi a tempo di musica, spostandomi da destra a sinistra, e accompagnando il ritmo, con le braccia.
Accanto a me, la mia nuova amica segue, immediatamente, i miei movimenti. Non abbiamo bisogno di coordinarci a parole: ci basta guardarci, e lasciarci guidare dalla musica.
Poco alla volta, tutto il locale comincia a imitarci.
Arriva il ritornello. Porto entrambe le mani, accanto alla testa; e comincio a muoverla, seguendo il ritmo.
La ragazza, accanto a me, mi guarda e sorride.
Quel sorriso mi mette a mio agio, e mi fa continuare, con ancora maggiore naturalezza.
Non sto cercando di dimostrare nulla, a nessuno. Dopo tutto quello che è successo, è quasi liberatorio, poter semplicemente ballare, insieme agli altri.
Con la coda dell'occhio, cerco Gaia.
Lei mi sta guardando, ma la sua espressione rimane impassibile. Non riesco a capire cosa stia pensando e, questa volta, decido di non provare nemmeno, a interpretarlo. Non voglio più trasformare ogni suo sguardo, in una domanda, alla quale devo, necessariamente, trovare una risposta.
Poi cambio movimento. Le mie mani si incrociano e si muovono, rapidamente. Subito dopo passano a simulare, prima una presa intorno al collo, e poi il movimento di un volante. È una sequenza, che faccio quasi istintivamente; lasciandomi trasportare dalla musica e dall'atmosfera del momento.
La mia nuova amica continua a seguirmi e, ancora una volta, il resto del locale ripete i movimenti.
Arriva nuovamente il ritornello. Riporto le mani, accanto alla testa, e ricomincio a muoverla, seguendo il ritmo.
Intorno a me, tutti fanno lo stesso.
Non esistono più la gara, Massimo, le discussioni, le provocazioni o il bisogno di capire, quale sia il mio posto, nella vita di Gaia. Esiste soltanto la musica, e questo gruppo di persone, che ballano insieme. E, almeno per questo momento, mi sento finalmente libero, di essere semplicemente Francesco.

Improvvisamente, Gaia si avvicina a un tavolo, appoggia la schiena sul legno, per sdraiarsi; alza le gambe, le piega, e inizia a muoverle orizzontalmente, molto lentamente.Prima una gamba, poi l’altra.
Con le mani, inizia ad accarezzare il proprio corpo.Parte dalla vita, per poi far loro raggiungere i seni, come destinazione finale.Le mani arrivano li, restando a muoversi, impercettibilmente.
Si sta accarezzando le tette, davanti a tutti.
Mentre fa tutto questo, tiene la testa girata, per guardarmi.Nel suo volto, non scorgo ne imbarazzo, ne vergogna.
Subito il barista si avvicina a lei, provando ad avvicinare le mani, alle cosce della mia compagna di università.Gaia capisce subito le sue intenzioni, e non prende bene la cosa. Sbuffa, platealmente.
“ Voglio ballare da sola. Vattene via.”
Massimo rimane pietrificato.Sicuramente non si aspettava una risposta del genere. Così diretta,poi.
Il pubblico fatica a trattenere le risate.
Il barista se ne accorge, ma non può far altro, che tornare accanto a Serena.
Probabilmente, anche lui inizia a conoscere, a fondo, il carattere di Gaia. Se decide una cosa, è praticamente impossibile, farle cambiare idea.
L'unico modo che, per scaricare la tensione; è iniziare a lamentarsi con Serena, a voce alta. Lei tenta di calmarlo, ma lui sembra un fiume in piena. Sembra non avere più il controllo di se.
Non riesco a capire le parole. La musica le copre.

Intanto Gaia sposta le mani dai seni, per portarle accanto alle proprie labbra. Con un dito, inizia a percorrere tutto il loro contorno.
Seppure io stia continuando a ballare, i miei occhi sono incollati su quella scena. La mia compagna di università è riuscita,ancora una volta, a ipnotizzarmi, con le sue movenze.Lei è consapevole, di avere tutto questo potere, su di me.
Intanto il dito finisce dentro la bocca. Le labbra si chiudono intorno ad esso, e lei si mette a succhiarlo, molto lentamente. Davanti a tutti. Sta mimando un pompino.
I suoi occhi non si staccano dai miei, seppure io mi sia disallineato da loro, per osservare i suoi gesti. E' una scena molto forte e, soprattutto, pubblica.
Gaia ha deciso di condividere questa cosa, non con me, non con Massimo. Ha deciso di condividerla, con tutto il locale.
Quando il dito esce, la mia compagna di università lo guarda. Si vede, che è bagnato di saliva. Torna a portarlo dentro la sua bocca, per succhiarlo nuovamente.
Dopo una decina di secondi lo toglie, riuscendo a trattenere una leggera risata. Poi le mani tornano a scendere, dirigendosi nuovamente sui propri sui propri seni.Fanno tappa, solamente per un istante;per poi scendere a percorrere fianchi e cosce. Le mani della mia compagna di università scivolano sul nylon delle sue calze, con una delicatezza disarmante.
E' un ballo molto sensuale. Infatti tutti i ragazzi e gli uomini smettono di ballare. Lo spettacolo di Gaia attira la loro attenzione. E, devo ammettere, anche la mia.Seppure io stia ancora fingendo di ballare.

Improvvisamente la mia compagna di università si tira su, resta un attimo seduta sul tavolo, mi fissa; per poi venire davanti a me, quasi attaccandosi. La distanza, tra di noi, è veramente minima.
Gaia inizia a cantare le parole. Sento il suo respiro.
Al ritornello, anche lei porta le mani, accanto alla testa, e inizia a muoverla, sensualmente; rimanendo, con la bocca, molto vicina alla mia.
Bartolomeo si avvicina a me.
” Francesco; baciala.”
Anche Valentina fa la stessa cosa.
” Francesco; mettile la lingua, in bocca. Non ti dirà di no. Ha già le labbra aperte.Aspetta solamente la tua lingua.”
Guardo meglio.
In effetti, le labbra di Gaia sono socchiuse, e la sua lingua si intravede. E’ dentro la bocca, ma riesco a scorgerla. Sembra quasi, che me la voglia mostrare.
Sto sicuramente viaggiando con la fantasia. E la colpa è delle frasi, dette da Bartolomeo e da Valentina.
Non devo farmi fuorviare dalle altre persone. Devo ragionare, esclusivamente, con la mia testa.
Arriva anche la ragazza, dai lunghi capelli neri.
“ Dai,Francesco; baciala.Non vede l’ora.”
Gaia rimane in silenzio. Continua a fissarmi.Non sposta la bocca, dalla mia.
E’ una situazione surreale. Non sto capendo più niente. Però so, come è fatta,Gaia.
Anche prima, il pubblico pensava, che lei aspettasse un mio bacio. Non era così. La mia compagna di università ha voluto mettere in chiaro la cosa, davanti a tutti; azzerando ogni possibile speranza.

La canzone cambia ritmo.
Inizio a saltare sul posto, alzando le braccia.
Mentre io continuo a ballare,Gaia smette, improvvisamente, di farlo.Rimane a fissarmi, incrociando le braccia.
Sono l’unico, rimasto a ballare.Tutti stanno fissandoci.
Mentre canto, il testo della canzone utilizza delle parole, che non piacciono a Gaia.
“ Da un’ora, io sento solo parole, a vuoto.”
Infatti la mia compagna di università sospira, ma reagisce in un modo diverso, dal solito.
Impulsivamente, prende le mie mani, con entrambe le sue.Il tocco è morbido, delicato.
Il suo sguardo si abbassa, a fissare il proprio corpo. I suoi occhi sono diretti, verso i propri seni.
Devo rimanere lucido, e non farmi ingannare dalla mia compagna di università.

Massimo si avvicina a noi e, con un gesto brusco, riesce a staccare le nostre mani, unite.
“ Gaia; ma che cazzo fai? Ti sta pigliando per il culo.Balla con me.”
La mia compagna di università gli risponde, senza neppure girarsi.
” Finisco di ballare con lui, e poi ballo con te.”
Il barista non accetta questa risposta, e inizia a urlare.
” Gaia; mi stai facendo fare la figura del coglione.”
Questa volta si gira, cercando di giustificarsi.
”Francesco mi ha invitata a ballare, prima di te. Ha insistito tanto, e non me la sono sentita, di dirgli di no.”
Massimo la guarda, perplesso. Poi guarda la ragazza, dai lunghi capelli neri, che intanto ha iniziato a ridere.
“ Sarò sorda, io, “ non smettendo di ridere.
Il barista cerca,nuovamente, di far breccia nella mia compagna di università.
” Gaia; mi sta prendendo in giro, quella.”
La mia compagna di università sbuffa e si gira a guardare Serena, che nuovamente interviene, per portarlo via.Il barista riprende a lamentarsi, con Serena che cerca di calmarlo.

Intanto io continuo a cantare, e torno a guardare la mia compagna di università.
Improvvisamente lei torna a ballare, sempre vicinissima a me.
Questa volta, sempre molto delicatamente, mette le mani sulla mia testa, e inizia a farmela dondolare, lentamente. Le nostre labbra sono sempre vicinissime, e le sue sono, addirittura, socchiuse. Il suo respiro arriva fino ai miei polmoni.
Bartolomeo torna a urlare.
“ Francesco; baciala.Fidati di me.”
Non ascolto nessuno. In questo momento, ci siamo, solamente, io e Gaia.
Con delicatezza, metto le mie mani, sui polsi di Gaia.
Lei continua a guardarmi, incuriosita.Tolgo le sue mani, dalla mia testa, e le avvicino alla sua. Metto le mani sulla mia testa.
Inizio a girare su me stesso, sempre muovendo la testa.
La mia compagna di università piega una gamba al indietro, per sfilarsi una una scarpa. Poi fa la stessa cosa, con l'altra gamba, e si sfila anche l'altra scarpa.
Subito dopo le lancia al tipo, che aveva chiamato prima, al centro del locale.
“Custodiscile. Guai a te, se le fai toccare.”
Il ragazzo annuisce, prendendole al volo, e mettendole in bella vista, su un tavolo. Si preoccupa di metterle, una accanto all'altra, a specchio.Poi si gira soddisfatto, a guardare la platea.
Intanto, Gaia mi imita. Anche lei inizia a girare, su se stessa. Probabilmente si è tolta i tacchi, per facilitare la cosa.Quando ci troviamo di fronte, le nostre labbra, quasi, si sfiorano. Anche i nostri occhi rimangono incollati , ad ogni passaggio.

Bartolomeo torna ad insistere. Con Gaia, questa volta.
“ Gaia; lascia da parte il tuo orgoglio, e smettila di fare l'altezzosa.Bacialo tu.”
Neanche la mia compagna di università lo ascolta.
Continuiamo a girare su noi stessi, e a sfiorarci le labbra, a ogni passaggio;finché la canzone non finisce.
Al termine, ci ritroviamo uno di fronte l’altro, sempre con le bocche vicine.
Sembra, che il tempo si sia fermato.
I nostri sguardi rimangono incollati.
Valentina torna ad urlare:” Baciala; Francesco.”
Anche il poliziotto è molto preso dalla situazione.
“ Francesco; ascolta Valentina. Gaia è in tilt; non l’ho mai vista così, per un ragazzo.”
Passano ancora una decina di secondi, poi sono io, a lasciar rilassare i miei muscoli, e a fare un passo indietro.

Intanto Gaia si dirige al tavolo, per recuperare le sue scarpe.
Non la perdo mai di vista.
Le prende e il ragazzo, a cui le aveva lanciate, prova a farle una domanda, alquanto bizzarra.
" Vuoi, che te le metta io?"
La risposta è immediata e poco gentile
" Limitati a fare il custode, e a eseguire i miei ordini. Sei molto fortunato, che ho scelto te." Poi smette di guardarlo, e torna verso di me.
Appena mi raggiunge, si rimette le scarpe, da sola; nello stesso modo, in cui se le era tolte. Prima alza una gamba, e ne mette una; poi fa la stessa cosa, con l'altra.
Questa volta, non mi chiede di aiutarla. È un particolare apparentemente insignificante, ma mi fa capire, ancora una volta, quanto Gaia voglia stabilire lei, ogni dettaglio del nostro rapporto. Quando vuole il mio aiuto, me lo ordina;quando non le serve, mi esclude completamente.
Dopo essersi messa le scarpe, torna a stretto contatto, con me. La sua bocca rimane quasi attaccata alla mia, ma c'e' una differenza, rispetto a prima: questa volta, tiene lo sguardo basso.

Improvvisamente, le sue mani cercano i bottoni della mia camicia, e cominciano, lentamente, ad aprirli.
Io rimango fermo. Non riesco a capire, cosa stia cercando di dimostrare. La sua vicinanza fisica contrasta completamente, con tutto quello, che mi ha detto, fino a questo momento. " "Francesco; devi capire una cosa. Ci sono le ragazze, e poi ci siamo io e Serena. Mi hai invitata a ballare, e ti ho detto di sì, controvoglia.Però," interrompendosi.
Intanto le sue mani scivolano sul mio petto, e cominciano ad accarezzarlo, davanti a tutti. Sento i suoi polpastrelli muoversi, lentamente, sulla pelle.
Cerco di rimanere impassibile, ma sono completamente confuso,dentro di me.
Lei riprende a parlare:" Però ti ho detto una cosa, prima," fermandosi, nuovamente.

Prima che possa continuare, interviene la ragazza, dai lunghi capelli neri.
" Un attimo, ma tu stai stravolgendo la realtà.Lui non ti ha invitata a ballare."
Gaia si gira verso di lei. Sul suo volto, compare un sorriso beffardo.
Non risponde, a parole. Fa qualcosa, di molto più diretto: mi sfila completamente la camicia, e mi lascia a torso nudo, davanti a tutti. La lascia cadere a terra.
Io rimango immobile, cercando di non mostrare quanto sia assurda, per me, questa situazione.
Nuovamente Gaia si rivolge al ragazzo, che aveva coinvolto, poco prima.
" Raccogli la camicia."
Il ragazzo rimane incerto, per qualche secondo.
Lo sguardo di Gaia, però, non lascia spazio, a interpretazioni.
Lui si alza, si inginocchia, raccoglie la camicia e gliela porge.
La mia compagna di università gli ordina:" Ora torna a sederti. Se mi servi ancora, ti chiamo." Il ragazzo obbedisce immediatamente.
Osservo la scena, e mi rendo conto, che Gaia sta trasformando ogni persona presente, in una sorta di pedina.
Decide lei chi deve intervenire, chi deve tacere, e chi deve andarsene.
Poi prende la mia camicia e la lancia contro la ragazza, dai lunghi capelli neri.
Le finisce in faccia. Lei la prende con una mano, e se la toglie dal volto, ma la tratta con cura. Gaia la provoca:" Ecco a cosa, tu puoi ambire. Alla camicia, che tolgo a Francesco.Dovresti solamente ringraziarmi."
Mi aspetto una risposta aggressiva, invece la ragazza sorride e replica:" Ti ringrazio, infatti. Francesco ha un buon odore e ha un bel fisico. Mi sono rifatta gli occhi.Grazie della concessione."
Mi viene spontaneo, sorriderle. Non è un sorriso studiato. Mi scappa e basta.
Lei ricambia immediatamente.

È proprio quel sorriso, a cambiare, nuovamente, l'atmosfera.
Gaia lo vede.
Sento improvvisamente le sue unghie, conficcarsi nella carne della mia pancia.
Il dolore è immediato. Lancio un piccolo urlo e mi sposto, istintivamente, all'indietro. Rimango in silenzio. Non voglio reagire, perché ormai conosco Gaia abbastanza, da sapere che qualsiasi mia reazione, potrebbe trasformarsi in un'altra discussione.
La guardo. Sul suo volto, leggo rabbia.
Non capisco perché quel semplice sorriso abbia provocato una reazione simile. So soltanto, che il suo comportamento continua a mandarmi messaggi contraddittori.
Gaia comincia a sbraitare e a farfugliare qualcosa, che non riesco nemmeno a comprendere.

Poi si allontana, rapidamente, da me, e raggiunge Massimo e Serena.
La seguo con lo sguardo.
Ancora una volta, quando qualcosa non va, secondo le sue aspettative;si rifugia nel gruppo, formato da loro tre.
Alza la voce, rivolgendosi al barista:" Sai farti rispettare, in questo locale? Sei capace a difendermi?"
Massimo non esita, nemmeno per un secondo. La sua risposta è decisa.
" Con molto piacere."
Rimango fermo, a torso nudo, mentre guardo i due. In questo momento capisco, che la situazione sta nuovamente cambiando.
Gaia ha appena reagito con rabbia, a un mio semplice sorriso; poi si è rivolta a Massimo, chiedendogli di difenderla.
Io sono ancora al centro della pista, circondato dalle persone, che hanno assistito a tutto; e non riesco più a capire, se sto partecipando a una gara, a una provocazione, o a qualcosa di molto più complicato.

Con un cenno, Massimo chiama gli altri dipendenti, che si dispongono, dietro di lui. Tutti, tranne Fiore, che rimane al suo posto.
Improvvisamente Massimo corre verso il bancone,cerca qualcosa, e poi torna, con una mazza da baseball, in mano.
Quando lo vedo avvicinarsi, lentamente, insieme ai suoi colleghi;sento la tensione, crescere. Massimo prende la parola, e mi provoca: “Adesso vediamo, se fai ancora il figo.”
Non mi muovo. Non voglio reagire alla provocazione e, soprattutto, non voglio trasformare questa situazione, in uno scontro fisico.

Improvvisamente, però, le altre persone del locale si posizionano, dietro di me. Tutte, tranne il ragazzo, che aveva ricevuto le scarpe, dalla mia compagna di università, e che aveva raccolto la mia camicia.
Lui rimane seduto al suo posto, completamente neutrale.
Guardo questa scena e mi rendo conto che, tutto il locale sembra schierarsi dalla mia parte. Massimo osserva prima loro, e poi i suoi colleghi.
Serena interviene subito: “Fatevi gli affari vostri.”
La ragazza, dai lunghi capelli neri, non arretra: “Non si faranno gli affari loro. Il barista non sta solamente antipatico a noi, ma anche agli altri clienti.”
La situazione rischia di degenerare ulteriormente.
Massimo minaccia tutti: “Andate a sedervi, o vi caccio tutti.”
Uno dei presenti gli risponde: “Non sei tu, che ci cacci; ce ne andiamo noi.”
Anche uno dei suoi colleghi cerca di riportarlo alla ragione: “Massimo; evitiamo casini. Io ho bisogno di lavorare.”
Ma lui reagisce male, colpendo un tavolo, con la mazza; e poi allontanandosi.
Gli altri dipendenti tornano al proprio lavoro. Serena si allontana, continuando a guardarmi male.
Io rimango al centro del locale, completamente confuso. Nella confusione generale, mi accorgo, che Gaia è scomparsa. Non riesco più a vederla.

Intanto il mio pubblico comincia a raccogliere le proprie cose. Molti sembrano intenzionati ad andarsene.
Io rimango fermo, cercando di capire, cosa sia appena successo. Ho la sensazione, che la serata sia arrivata a un punto di rottura.
Non riesco più a distinguere quello che riguarda Gaia, quello che riguarda Massimo, e quello che riguarda me. È come se ogni gesto producesse, immediatamente, una nuova conseguenza.

Bartolomeo mi fa segno di avvicinarmi, e io lo raggiungo.
Mi guarda con un'espressione seria.
“Francesco; in questa occasione, te la sei cercata. Era il caso di sorridere a quella, mentre eri con Gaia?”
Lo guardo, totalmente perplesso. Non riesco a capire, come un semplice sorriso possa essere diventato, ai suoi occhi, la causa di tutto quello, che è successo.
“Non ho fatto nulla di male.”
“Francesco; era un momento tuo e di Gaia; e tu coinvolgi un'altra? Hai visto, come ha reagito Gaia? Voleva farti picchiare. Sarei intervenuto, per aiutarti. Per fortuna, non ce ne è stato bisogno. Il problema è, che Gaia non si fermerà qui.”
Non faccio nemmeno in tempo a rispondere, che Bartolomeo riprende: “Francesco; valle dietro, vai a riprenderla, e portatela via.”
Lo guardo allibito.
In questo momento, mi sembra quasi, che non abbia ancora compreso, fino in fondo, la situazione.
Non posso semplicemente andare dietro a Gaia, come se tutto fosse, ancora, sotto il mio controllo.
“Non ho paura dii Gaia. E poi,Gaia ha chiuso con me.”
Il poliziotto replica: “Francesco; quello aveva una mazza da baseball. Mia figlia è fuori di testa, ora. Non potrò proteggerti sempre. Evita casini. Vai a riprenderla, così si calma. Con lei, ci parlo io, dopo.”
A questo punto, decido di spiegargli, ciò che penso realmente.
“Bartolomeo; forse non hai ben chiara, la situazione. Io ho le idee, molto chiare. Tu e mio padre mi avete fatto venire qui, senza che Gaia ne fosse al corrente.”
Lui replica immediatamente: “Ovvio. Tutto per mettere i bastoni tra le ruote, a quel montato del barista.”
La sua sicurezza mi lascia quasi sorpreso.
“Ma, così facendo, abbiamo messo i bastoni tra le ruote, anche a Gaia.”
Bartolomeo non sembra voler accettare questa interpretazione.
“Francesco; ma vuoi lasciare mia figlia, a quel bastardo?”
La mia risposta è categorica.
“Gaia ha scelto. Io sono fuori dai giochi.”
L'uomo mi guarda sconcertato.
“Francesco; mia figlia è difficile da capire, ma tu non sei da meno.”
Quella frase mi colpisce, perché contiene una verità, che non posso ignorare.
Gaia è difficile da comprendere, ma anch'io, durante questa serata, ho dimostrato, più volte, di non riuscire a leggere, correttamente, le situazioni.

Ora però, non ho tempo, per soffermarmi su questo.
Le persone stanno raccogliendo le proprie cose, e il mio pubblico aspetta ancora una risposta.
Ogni secondo di esitazione rischia di far svanire, quello che ho costruito.
Decido quindi di lasciare Bartolomeo e di tornare davanti alla mia platea.
“Scusatemi, se vi ho lasciati, un attimo. Riguardo quella cosa, che volevi dirvi; forse è meglio, che ve la dica un’altra volta. Non perché sia rimasto spaventato o impressionato dal discorso della mia compagna di università, ma perché, probabilmente, ha ragione su una cosa. E’ una decisione, su cui devo ancora riflettere bene. Probabilmente, lo stare assieme a voi, il sentirmi accettato, ha velocizzato le mie convinzioni. Ma devo ricordarmi che, quando sarò fuori di qui; non sarà la stessa cosa. Tornerò ad essere razionale. Vi ho deluso? Probabilmente si. Ma l’umiltà richiede di saper ammettere, quando si ha commesso un errore. E io l'ho commesso.”
Mentre pronuncio queste parole, mi rendo conto che sto finalmente facendo qualcosa che, per tutta la serata, mi è costato moltissimo: ammettere di non avere necessariamente ragione.
La platea mi ha dato sicurezza, mi ha fatto sentire accettato e, proprio per questo, ha anche amplificato le mie convinzioni. Ora devo distinguere tra quello che sento in questo momento, da quello che penserò domani, lontano dalla tensione, dagli sguardi e dall'adrenalina.
Mi fermo. Ho parlato fin troppo.
La platea rimane in silenzio, e continua a osservarmi. Nessuno sembra sapere esattamente cosa fare.

Improvvisamente si alza la ragazza, dai lunghi capelli neri, e si avvicina a me. Mi restituisce la camicia ma, prima che io possa rimettermela; mi abbraccia per una decina di secondi, senza dire nulla.
Quel gesto mi sorprende profondamente, soprattutto perché arriva proprio nel momento, in cui temo di avere deluso tutti.
Quando si stacca, mi guarda e mi dice: “Francesco; credo di poter parlare, a nome di tutto il locale.Sei un ragazzo eccezionale, e l’hai dimostrato. Non sarai perfetto, ma la perfezione non esiste. Siamo tutti, con te.Qualunque sarà la tua decisione, noi saremo con te.”
Le sue parole rompono la tensione.
Il mio pubblico si alza e torna a urlare il mio nome. Sento nuovamente quell'ondata di entusiasmo, che mi aveva travolto poco prima.
Grazie all'intervento della ragazza, dai lunghi capelli neri, sento di avere recuperato il rapporto, con quelle persone.
Lei mi abbraccia ancora per una decina di secondi, poi mi sorride e torna al suo posto. Quell'abbraccio, più delle urla e degli applausi, mi lascia una sensazione particolare: qualcuno, in questo momento, non mi sta chiedendo di essere perfetto. Mi sta semplicemente dicendo, che posso avere sbagliato, senza per questo perdere il mio valore.

Improvvisamente, però, la mia camicia mi viene strappata di mano.
Mi volto e vedo Gaia. Ha una forbice, in mano, e sta tagliuzzando la camicia. Poi me la getta addosso, e ripete, quanto detto prima.
“E’ guerra totale, ora; ricordi, Francesco?”
Non aspetta la mia risposta. Si allontana subito.
Rimango a guardarla, per qualche secondo, senza riuscire a reagire.
Ancora una volta, Gaia riesce a cambiare, completamente, il clima della situazione.

Intanto, anche Bartolomeo si avvicina e mi abbraccia.
È un abbraccio caloroso, forte, quasi paterno.
“E’ solamente una camicia.Non te la devi prendere. Adesso mia figlia è arrabbiata, e non ti farà passare nulla.”
Annuisco.
“Non ti preoccupare; non me la sono presa.”
In realtà, sento che quella camicia è soltanto un dettaglio. Quello che mi pesa, è ciò che rappresenta: l'ennesima dimostrazione, di quanto sia diventato difficile, comunicare con Gaia.
Il poliziotto continua: “Avresti dovuto baciare Gaia, senza se e senza ma. Capisco che, dopo tutto quello che ti ha fatto passare, non eri predisposto, ma avresti spazzato via quello sbruffone del barista.”
Lo ascolto, senza condividere il suo pensiero.
“Ho già frainteso la prima volta, che ci ho provato. Non potevo rifare lo stesso errore.”
Per me, è una questione fondamentale. Dopo tutto quello che è successo, non voglio trasformare un gesto spontaneo, in un'altra interpretazione sbagliata.
Bartolomeo mi spettina i capelli, quasi per rassicurarmi.
“Francesco; sei stato fantastico, ma ti manca l’esperienza. Bacio o non bacio; esci vincitore, da questa serata.”
Scrollo la testa. Non riesco ad accettare quella lettura degli eventi.
Il poliziotto mi guarda sorpreso e continua: “Francesco; mia figlia non vorrà più vedere quell’idiota. Hai stravinto.Adesso non ti vuole vedere, ma le passerà.”
Io, però, rimango prudente:
“Non ne sono così certo. Io sono fuori dai giochi, e Massimo è proiettato verso la conquista di Gaia.”
Bartolomeo mi guarda con aria interrogativa.
La sua sicurezza contrasta con la mia crescente consapevolezza, di non sapere realmente, cosa accadrà.
“Bartolomeo; devi fartene una ragione.Massimo ha conquistato Gaia. Non c’è più niente da fare.”
Lui reagisce, quasi incredulo.
“Francesco; ma sei impazzito? Hai stravinto. Sembra che sei tu, che ti stai tirando indietro. E poi, quale è quella cosa, che volevi dire?”
La domanda mi riporta immediatamente, a ciò che stavo per annunciare, prima che tutto venisse nuovamente sconvolto.
Per un istante sento riaffiorare quella decisione, ma non me la sento più di condividerla. Rispondo quindi, rimanendo sul vago.
“Nulla di importante. Una stupidaggine.”
Il poliziotto non sembra affatto convinto. Il suo sguardo mi fa capire, che ha intuito, che sto nascondendo qualcosa, ma decide di non insistere.
“Devo tornare al lavoro. Basta casini per stasera; Francesco.”
Mi abbraccia nuovamente e si allontana.

Rimango, ancora qualche secondo, fermo, osservando il locale.
Gli applausi, le urla, le provocazioni, le discussioni e gli scontri sembrano appartenere già, a un'altra parte della serata.
Io, invece, sento soprattutto la stanchezza. Ho cercato di recuperare la mia dignità, ho cercato di dimostrare qualcosa a Gaia, alla platea e, soprattutto, a me stesso.
Ma ora capisco, che continuare, sarebbe inutile.
Non posso controllare, quello che Gaia deciderà; non posso controllare Massimo,e non posso nemmeno controllare il giudizio degli altri. Posso soltanto decidere, come comportarmi io.
E, almeno per questa sera, credo di avere dato tutto quello, che potevo dare. Direi che non posso chiedere altro, da questa serata.
È arrivato il momento, di tornare a casa.
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